“VOLER BENE ALLA TERRA?”



Domenica 13 giugno, dopo la bocciatura secca delle due iniziative sull’agricoltura senza pesticidi e sull’acqua potabile e il rifiuto di misura della nuova legge sul Co2, ci è venuto in mente il libro pubblicato da Carlo Petrini dal titolo “Voler bene alla Terra”, in cui il fondatore di Slow Food si sofferma con diversi interlocutori prestigiosi sul futuro del nostro pianeta.


Significa voler bene alla Terra rifiutare due iniziative che avrebbero forse posto un paese ricco come la Svizzera – dunque in grado di sperimentare nuove soluzioni in campi così vitali come l’agricoltura e la protezione dell’ambiente – in una posizione pionieristica rispetto agli altri paesi industrializzati? No, noi non crediamo che questi tre rifiuti siano un segnale di affetto nei confronti della Terra.


Gli oppositori alle tre proposte hanno martellato la favola della Svizzera già oggi buona allieva nel concerto delle nazioni e dunque non tenuta a compiere ulteriori sforzi. In effetti, la politica ambientale del nostro paese, dicono numerosi climatologi, era certo all’avanguardia negli anni ’80 del secolo scorso, ma oggi abbiamo perso quello slancio e siamo indiscutibilmente in forte ritardo. Tre sì ai progetti in votazione ci avrebbero potuto rimettere in carreggiata.


La Svizzera è un paese ricco e l’industria petrolifera non vuole assolutamente che proprio qui da noi si facciano sperimentazioni, magari coronate da successo, ma percepite da questo settore economico come una reale minaccia per la sua cifra d’affari. La campagna riccamente finanziata, condotta dal maggiore partito della destra e da un gruppuscolo di sinistra che riteneva la legge sul Co2 insufficiente, è stata coronata da successo.


Anche la complessità dei temi sollevati dalle due iniziative ha contribuito al loro affossamento e slogan ad effetto hanno potuto convincere la maggioranza dei votanti che la legge e le iniziative avrebbero portato ad aumenti di tasse e di prezzi insopportabili. Dimenticando o rimuovendo quel che è ormai diventata un’evidenza agli occhi della scienza: prima o poi il conto andrà comunque saldato, se non da noi, oggi, dai nostri figli, domani. Ma intanto, ogni occasione persa farà lievitare il rischio che questo conto diventi pesantissimo e forse addirittura impossibile da pagare, perché la strada del riscaldamento del pianeta e della perdita di biodiversità è ormai imboccata da tempo e indietro non si torna. La politica si rimetta al lavoro, per trovare rapidamente altre soluzioni, magari anche solo parziali, ma accettabili dalla maggioranza.


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